Verande aperte sulla pianura deserta, dove si vede arrivare una macchina a chilometri di distanza, per la polvere che alzano i pneumatici. Bar nel mezzo del nulla: juke box e tavolo da biliardo in mezzo a neon sbiaditi. Faide familiari: anni di rabbie e vendette, di padre in figlio; una donna, nel mezzo; amore e morte. Ecco alcuni degli ingredienti tipici della ricetta southern gothic. L’epopea, letta e vista abbondanti volte, del nuovo west. Tutti presenti in Ghost Brothers… che è, appunto, un’opera southern gothic: libretto di Stephen King, canzoni di John Mellencamp, arrangiamenti di T-Bone Burnett. Canta un ensemble di protagonisti della cosiddetta “americana”, genere dai confusi confini che, ogni tanto, pur restando sfuggente, funziona a meraviglia. Qui, ad esempio, tra country rock, blues e gospel. Manna per i seguaci del/dei genere/i. (Marco Sideri)


