I Matmos mi hanno fatto sempre l'impressione di portare avanti progetti ultra concettuali e raffinati allo stesso tempo, dove ogni dettaglio era il frutto di una cura elaborata a livelli maniacali per un piacere estetico superiore. Allo stesso tempo, però, dietro a questa facciata seria ed impegnata è sempre affiorato comunque uno spirito e un retrogusto quasi canzonatorio e un po' irriverente. The Marriage of true minds coglie appieno questo sensazione, riportando in piece musicali le sensazioni telepatiche provate da un nutrito gruppo di “cavie” a cui era stato trasmesso tramite la prova Ganzfeld il concetto alla base dell'album. Quello che ne è venuto fuori è un mix ben equilibrato delle tipiche sonorità glitch del duo di San Francisco, accompagnato da sirene, scrosci d'acqua, mantra rauchi e chiuso da una deviata cover dei Buzzcocks. Disco ipnotico e suadente, dove una techno superconcettuale va a braccetto con il folk sotto l'egida di grandi triangolari colorati. (Giovanni Besio)





