Il concept album è una bestia pericolosa. È noto che chiunque decida di misurarsi con la narrazione organica di qualcosa nello spazio di un LP rischia grosso. Rischia gli eccessi medievali e fiabeschi del prog, o la confusione arzigogolata di più moderni tentativi. Ben Lee arriva al concept da un percorso insolito: lo ricordavamo autore pop frizzante e istantaneo, sponsorizzato e prodotto dai Beastie Boys negli oramai lontani anni 90. Ora, non c’è cosa più distante dal concept album del pop frizzante e istantaneo. E infatti. Deeper Into Dream ha l’ambizione di seguire il filo sfuggente dei sogni, analizzando quel che resta al mattino. Per farlo, impiega tracce intere raccogliendo testimonianze varie, e le inframezza con canzoni a tema. Alcune non sono sgradevoli (Ben sa scrivere) ma il risultato d’insieme lascia freddini. Chiamiamolo lavoro di transizione, e festa finita. (Marco Sideri)


