I dischi oggigiorno volano perlopiù bassi, raramente hanno pretese di grandi dichiarazioni. Sono canzoni che passano e vanno, e chi le acchiappa, le acchiappa. Alcuni resistono a questo trend, con prove complesse e importanti (si veda nel bene e nel male l’ultima Bjork). Altri incidono piccoli dischi spensierati. Si veda John Doe. Già membro degli X, già attore più che occasionale, John in Keeper si abbandona alla leggerezza, con ospiti vari e variegati (Howe Gelb, per dire uno). Quella delle canzoni è un’americana gioiosa. I pianoforti saltellano, le chitarre macinano accordi, John D canta ritornelli semplici e coinvolgenti. Insomma, nessun pericolo tra le tracce. Che questo possa rappresentare un elemento benvenuto per alcuni, e una banalizzazione troppo marcata per altri, va da sé. Ma è la musica, baby. E non si possono accontentare tutti. (Marco Sideri)


