Potrebbe essere il paesaggio aspro del nordest inglese a rendere la musica delle sorelle Unthank un po' cupa e malinconica ma allo stesso tempo evocativa e struggente, come nella pastorale 'Gan to the kye' che apre il disco. D'altronde, la generica classificazione nell'ambito del folk inglese, assolutamente giustificata dal recupero di antiche melodie e tematiche dell'area di confine con la Scozia, si adatta solo in parte al repertorio e alla veste finale delle canzoni. Violino e pianoforte dominano negli arrangiamenti, e l'uso di una piccola sezione d'archi rinforza il minimalismo classicheggiante dell'insieme. Così come in passato, con la 'Sea Song' di Robert Wyatt, sono qui presenti due cover 'importanti': da Tom Waits viene la funerea 'No One Knows I'm Gone' che acquista, se possibile, in cupezza e desolazione; al contrario, la poetica 'Starless', da 'Red' dei King Crimson, spogliata dei suoi orpelli, risplende di una nuova luce. A metà strada tra i 'maestri moderni' e la tradizione si piazzano l'elegiaco brano che dà il titolo al disco, composto dal pianista e co-leader Adrian McNally, e una manciati di brani 'originali' che si fondono perfettamente con il resto. (Fausto Meirana)




