Leggendo qua e là, su carta e su file, i commenti/reazioni a questo nuovo lavoro degli Shearwater la definizione di "rock epico" ricorre puntuale. È senza dubbio appropriata ma, a chi conosce il gruppo, fa una certa impressione. Gli Shearwater infatti nascevano alla fine dei 90 come progetto casalingo e minimo di Jonathan Meiburg, allora membro degli Okkervil River. I loro erano dischi semplicissimi, pochi colori folk su una tavolozza piana, affascinanti perché intimi. Oggi, al contrario, le canzoni hanno suoni complessi e stratificati, pause e riprese, arrangiamenti magniloquenti, con rimandi ai molti esprimenti indie/orchestrali di questi anni. Niente di male, in principio, ma sotto tanto peso i brani soccombono, e si è persa per la strada quell'immediatezza melodica che li rendeva speciali. Orizzonti più ampi, ma una vista che colpisce meno. (Marco Sideri)






