Ogni volta che esce qualcosa di nuovo per Michel Petrucciani il piccolissimo uomo dalle ossa fragili come il vetro, e titanico pianista, invece, di statura immensa, c'è sempre da augurarsi che non siano gli ultimi ritrovamenti. Perché notoriamente Petrucciani suonava ogni volta come se fosse l'ultima: invece di misurare i minuti che lo separavano da una fine inevitabile nella cupezza, beveva dal bicchiere della vita e della musica con un gusto che la maggior parte di noi non saprebbe neppure intuire. Questi sono nastri del 1989 e del '90, Michel è in duo con il fratello bassista Louis. Nulla è dato di sapere su luoghi e date più precise, studi e palchi: poco importa, perché quel conta è lasciarsi trasportare dall'onda calda e avvolgente di una tastiera sontuosa che sapeva ritrovare la gioia di un Oscar Peterson, mai altresì smarrendosi nel tecnicismo fine a se stesso. (Guido Festinese)


