Disco dopo disco, l'opera del chitarrista e compositore Malaguti si arricchisce di nuovi elementi di poetica: l'esatto contrario di quanto fanno rinomati (e ripetitivi) chitarristi "jazz", molto attenti solo a sembrare cloni di Joe Pass o di John Scofield. Malaguti sperimenta,cerca nuove declinazioni possibili al binomio "impossibile" tonalità-atonalità, verifica lavoro dopo lavoro quante possibilità timbriche abbia ancora l'elettrica. Qui è all'opera con il nuovo quartetto con Massimo De Mattia ai flauti, Nicola Fazzini ai sassofoni, Luca Colussi alla batteria: non c'è contrabbasso, dunque, quasi a ribadire la proiezione uranica del titolo, quando invece l'ingombrante legno garantisce un aggancio terragno. Undici composizioni in cui a volte prevale un serrato, palpitante dialogo di tutti con tutti, e a volte vere oasi di quiete. (Guido Festinese)


