Se un giorno al signor Doppio V “Cespuglio” che malgoverna le sorti del pianeta verrà in mente di allargare le indagini su stati canaglia e armi di distruzione di massa alle famiglie sonore eretiche del jazz, la Slide Family è meglio che si rifugi tra Afghanistan e Pakistan. Sono autentiche, meravigliose canaglie della musica, della stessa teppa sonora che suscitava incubi e fastidi ratificata e certificata dal signor Frank Zappa, da Capitan Cuordibue, da quel visionario serissimo che si faceva chiamare “Sole Sole”, e quant’altri Principi del Caos creativo vogliate evocare. La “famiglia degli scivoli” (a scivolare sono le coulisse dei tromboni, non le pistole nelle fondine) è armata di dieci tromboni ( a volte undici: partecipa anche Gary Valente), un dj, due batteristi.
Se isolate i nomi, Ottolini e Caramosca, vi sembrerà di aver trovato una scheggia perduta di “numero da varietà”. Prendono a pedate il purismo filologico “jazz” con irriverenza festosa, simulano chitarroni rock che non ci sono e invece sciabolano in giro per il disco, rimettono Ellington e Monk sull’unico altarino da santini che ci piace: l’Altare di Nostra Signora del Dubbio. A proposito: suonano anche benissimo, ed è un godimento puro per orecchie sature di banalità. Vedete di dirlo in giro. O ci aspettano altri cent’anni di “standard” al Valium. (Guido Festinese)
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