
La vicenda artistica di Enrico Ruggeri parte proprio dal punk. O per lo meno da un’ipotesi di punk nostrano. Esordisce con i Decibel e le chitarre distorte, poi, col tempo, passa da Sanremo (lo vince) virando dapprima verso il rock e poi verso i suoni acustici. Per la strada scrive canzoni splendide (“Quello che le donne non dicono”, “Contessa”) e meno belle, ma continua, forte anche di una voce estremamente personale, a raccontare le sue storie.
Oggi, a sorpresa, torna con un disco di rock adolescenziale votato all’urlo e alla “ribellione”. Dedica ai grandi rocker scomparsi, sudore e testi che comprendono parole come “gasato” e “LSD”. Non è un capolavoro, ma è meraviglioso che chi ha visto passare gli anni gloriosi decida di incidere esattamente quello che vuole. E se ne freghi del resto. (Marco Sideri)