Il difficile secondo disco, si usa dire secondo retorica critica rock. Ma è difficile anche il primo, complicato il terzo, preoccupante il quarto, e così via. Poi, quando hai un quarto di secolo alle spalle ti chiamano direttamente dinosauro, e bocce ferme. Polemiche a parte, gli scozzesi Twin Atlantic sono una signora band. Per il loro (difficile, preoccupante, complicato?) secondo disco hanno avuto la curatela di Alan Moulder, uno che ha letteralmente costruito il suono agli Arctic Monkeys, ai benemeriti e vetusti ormai Foo Fighters, e tante altre creature ad alto voltaggio. Risultato: ruggiscono e rombano le chitarre, i “ganci” melodici sono tutti al posto giusto, Sam Mc Crusty fa gran sfoggio di una voce sottilmente maligna che nel suono ad ondate dei Twin ci sta proprio bene. Insomma, il filone infinito delle uscite post punk e indie (che a questo punto vuol dire tutto e niente, ma si va per esclusione) mostra ancora nervi guizzanti, muscoli polposi, cervelli freschi, e qualche buona dose di ben cadenzati battiti cardiaci. (Guido Festinese)


