Fa un certo effetto vedere sulla costola del cd i leggendari baffoni con “mosca”, e sopra il numero di catalogo: 100. Forse è giusto così, che chiudere la regale, labirintica, vorticosa vicenda terrena delle incisioni in studio di Frank Zappa ci sia proprio questo capitolo, del quale a lungo favoleggiarono esperti e zappofili nel pianeta. Questo è l'ultimo progetto “concluso” lasciato dal Maestro di Baltimora, e si sapeva che qualcosa doveva esistere perché lo stesso Zappa ne parlò con un giornalista nel 1993, allo scorcio della vita: dichiarando che stava lavorando a un disco “adatto ad ensemble di danza contemporanea”. Ma esistevano anche le (esilaranti) cronache di una session nel leggendario studio zappiano interrato tra Johnny Guitar Watson, i Chieftains e un ensemble di cantori armonici dalla Repubblica di Tuva, fatti chiamare esplicitamente da Zappa, noto appassionato di vocalità estrema (compreso il canto a tenore sardo!). Sta di fatto che le voci con i bassi abissali e gli armonici cinguettanti dei tuvani sono finiti in questo magnifico testamento, che all'inizio offre anche l'ultimo straziante assolo di Zappa alla chitarra, e per il resto diventa via via un misterioso, alieno esercizio al synclavier in cui interafgiscono pattern ritimci alieni, frammenti di voci, timbri metallici, suoni quasi organici. Un po' come facevano (con gli strumenti “veri”) quelli dell'Art Ensemble of Chicago con Lester Bowie. Non un disco rock, dunque, ma un oggetto alieno che lascia una scia di contagiosa, impervia bellezza, da gustare ascolto dopo ascolto. (Guido Festinese)


