Dodici dischi in ventisette anni non sono poi una gran cifra. Segno che, da una parte, le uscite sono ben meditate, dall'altra le vicissitudini impongono tempi e modi che nessuno è in gradi prevedere. Gli Altan peripezie ne hanno passate parecchie, tra scomparse tragiche, cambi di formazione, aggiustamenti di rotta stilistica. Ma la qualità della più palpitante musica gaelica che sia dato ascoltare non è mai venuta meno. Diamo conto ora, un po' in ritardo, di The widening Gyre, ultima uscita per la formazione guidata dalla ancor splendida Mairéad ní Mhaonaigh, voce di cristallo miracolosamente intatta, e arcata sul violino di inarrivabile ed elegante sapienza, un particolare che si tende a dimenticare. Il nuovo cd in un certo senso completa e suggella quanto già tentato in anni passati da Chieftains e De Dannan: trovare il punto d'incontro tra note gaeliche trasferite nel Nordamerica dai flussi migratori, e nascente country e bluegrass music. Registrazioni perlopiù a Nashville, e con un parterre di ospiti americani da brividi, come si suol dire. Alison Brown al banjo, Bruce Molsky, Stuart Duncan e Darol Anger al fiddlle, Mark Kelly alla chitarra, Natalie Haas al violoncello, e qui ci fermiamo. Il resto lo scopra chi metterà mano e orecchie a questo incanto acustico, che negli sferzanti reel induce una frenesia ipercinetica, e nelle ballate gonfie di malinconia impartisce ancora lezioni di classe a chiunque voglia accostarsi a queste note di “tradizione in movimento”. (Guido Festinese)


