Esistono anche le belle sorprese, per fortuna. Quelle che spiazzano piacevolmente, perché ci costringono a rivedere qualche pregiudizio o luogo comune. Ad esempio, l'etichetta neo prog si accompagna inevitabilmente a un sentore di acido, di minestra riscaldata. Poi arriva uno come Steven Wilson, ed anche i detrattori devono convincersi che la stoffa c'è, e non solo l'epigonismo. Se provate ad ascoltare i primi due brani de Le Folli Arie, quattro musicisti di Milano che non si fanno fotografare in pose glamour, e non ragionano in base ai tatuaggi da esibire, vi sembrerà di aver trovato due inediti della Pfm e del Banco. Poi si arriva a Quello che ho, e il prog melodico dagli “hooks” ineccepibili svolta verso Jeff Buckley. Salvo prendere anche derive latin, e occasionali contropeli grunge duri e puri, o, al contrario, un'aria da “pop prog “ alla Formula 3 che fu. Il tutto con testi tutt'altro che tirati via: da assaporare anche in lettura. Insomma duro lavoro per preparare questo disco, due anni, ma risultati ineccepibili. Ora bisogna che qualcuno si metta in ascolto. (Guido Festinese)


