Non ce ne vogliano le esigue ma agguerrite schiere di amanti del folk rock d'antan declinato in accento anglosassone, ma Piers Faccini è il vero ed unico erede della smisurata lezione malinconica di Nick Drake. E non è solo un dato di fatto (impressionante) di assonanza nelle timbriche vocali, quell'educato volo d'armonici che sembra tenere a bada un immenso gorgo interiore pronto ad esplodere, e sempre trattenuto, è proprio la scrittura dei brani, il fattore di avvicinamento. Tanto più in questo quinto capitolo, che rinuncia alle pulsazioni etniche e jazz, e vira deciso verso tenui ragnatele d'arpeggi a sostenere canzoni belle e preziose. C'è anche un regalo per i molti fan italiani, arriva quasi in chiusura: un brano cantato nella lingua di Dante, Il cammino. Che da solo giustificherebbe l'acquisto. (Guido Festinese)


