Attivo anche con diversi nomi d'arte, e come metà del duo Zombi, Moore non è un nome notissimo, dalle nostre parti. Ma potrebbe diventarlo: perché ben dissimulati in mezzo a legioni di amanti d'altri generi, nella Vecchia Europa non è difficile trovare adoratori delle "porte del cosmo, che stanno su in Germania", come diceva Eugenio Finardi. Moore è statunitense, ma a giudicare dall'arsenale ben maneggiato di Vcs3, Arp, mellotron e altro modernariato analogico elettronico potrebbe essere il cugino d'oltreoceano di Edgar Froese o Klaus Schulze. Scrive maestose suite "calde" per tastiere che girano smazzate di note avvitate come dervisci a passeggio per Matrix, ha un gusto per la melodia che gli impedisce di abbandonarsi al facile effetto, è space rock sapiente e consapevole. Se salite a bordo non vi pentirete del viaggio. Anche senza sostanze psicotrope. (Guido Festinese)


