Ritorna, più minacciosa ed epica che mai, la temibile creatura gothic folk fatta nascere da David Eugene Edwards al posto dei gloriosi 16 Horsepower. Edwards proprio non ce la fa a non marcare i suoi brani di un senso tragico di ineluttabilità, un incrociare le braccia e guardare a terra aspettando il colpo di maglio del destino. Per questo lavoro (il sesto, di un'epopea che sembra non finire mai, per articolazione di sfumature) dietro la consolle ed alla produzione c'è Robert Ferbrache, che molti anni fa ai 16 horsepower regalava il suono della sua lap-steel: quindi uno che di atmosfere tenebrose da "murder ballad" se ne intende. E che soprattutto sa come "trattare" la voce inconfondibile di Edwards, un puro fremito di angoscia perso tra scampoli di banjo e chitarre acustiche come piacevano all'Uomo in nero Johnny Cash. Immenso. (Guido Festinese)
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