“La sua voce è sopravvissuta ai cambiamenti del gusto del pubblico durante l’epoca del rock, e ci raggiunge ancora nei caffè, nei ristoranti, nelle colonne sonore, nei musical dedicati alla sua vita e alle sue canzoni , negli innumerevoli album tributo, nelle allusioni rock (Angel of Harlem degli U2), o addirittura nei cartoni animati per la tv (God Bless the Child cantata dai Simpson), nei videogames (Grand Theft Auto)”: così scrive in apertura del suo nuovo testo John Szwed, storico del jazz, già autore di due importanti biografie precedenti, rispettivamente dedicate a Sun Ra e a Miles Davis. Qui le difficoltà sono moltiplicate, perché la “voce sopravvissuta” è quella della più espressiva vocalist jazz della storia, Billie Holiday. E’ vero, Billie Holiday non passa mai, anche nella Penisola così lontana dai locali di New York, e che la trattò davvero male quando le, allo scorcio della vita, fece una breve comparsa in Italia. E magari si potrebbe ricordare che anche di recente una vocalist italiana le ha reso omaggio, Chiara Luzzi con Floating - Visions of Billie Holiday. Billie Holiday è figura indagatissima: oltre quaranta i libri sulla sua breve vita. In cui di volta in volta prevale una visione tragicamente sensazionalistica della sua vita “noir” ulcerata da droghe, violenze subite da giovanissima, incapacità di avere rapporti affettivi degni, o, al contrario, quasi angelicata, come nel titolo della canzone degli U2, dove Billie Holiday appare come una sorta di algida creatura disincarnata dal mondo, e con una misteriosa capacità si sublimare ogni bassezza in puro rivolo di canto. Zweed sfronda il tutto, traccia inediti paralleli tra le chanteuse dei club parigini e i cantanti gospel, soul e rap afroamericani, riprende l’indagine necessaria sulle canzoni in repertorio e la cantante, con quell’ottava scarna di voce che riusciva a dire tutto, con calibrate sfumature infinitesimali di intonazione. Un libro necessario. (Guido Festinese)


