Il violoncello non è esattamente il primo strumento che vi viene in mente se pensate all'iconografia “classica” del musicista jazz con strumento imbracciato. Non è neppure il secondo o il terzo, e bisogna fare uno sforzo di memoria per ricordarsi di qualche episodi o sul fratellino minore del basso di Ron Carter o di Dave Holland. La primogenitura dell'uso del legno intonato un'ottava sopra il contrabbasso va a Oscar Pettiford, che cominciò ad usarlo per ovviare ai danni di un incidente tra il '49 e il '50, continuando poi ad alternarlo al più ingombrante strumento per il resto dei suoi giorni. Mike Richmond, bassista solidissimo e autore di un metodo che i cultori delle corde spesse usano in tutto il pianeta, quasi mai è stato associato in modo automatico al violoncello, eppure il suo è un amore stagionato e ribadito nei decenni. Adesso arriva questo notevole cd tutto dedicato all'Oscar Pettiford violoncellista jazz, e non c'è una sola traccia debole o che non riservi belle sorprese e immaginazione dalle dita o dall'archetto del Nostro. Che ha scelto con acume tra le composizioni di Pettiford: ad esempio valorizzando Why Not? That's What?, in pratica una risposta alla protervia un po' blasè di Miles Davis e della sua celeberrima “So What”, o scegliendo di chiudere in un climax danzante con Oscalypso, un titolo che si commenta da solo. Eccellenti gli altri della band, a partire da Peter Zak. (Guido Festinese)


