Per circa un decennio il poderoso Trio 3 ( Oliver Lake al sax contralto, Andrew Cyrille alla batteria, Reggie Workman al contrabbasso: praticamente un' eccellenza assoluta del jazz più radicale maturato negli anni Sessanta) ha scelto di farsi accompagnare da pianisti: Jason Moran, Geri Allen, Vijay Iver, tra gli altri), e sono state piacevoli, anche se a volte attendibili scintille creative. Adesso i tre, tutti in età da più miti consigli risfoderano le unghie, e danno fondo all'esplosiva capacità di mettersi empaticamente in gioco senza rete, e ne nasce questo magnifico, ostico, magmatico Visiting Texture. Dove troverete momenti di una tensione quasi non sopportabile, una dedica commossa a Max Roach, tutta giocata su metri irregolari, e la strepitosa ripresa di un brano di Ornette Coleman che il maestro del contralto libero non fece in tempo o non volle incidere, A Girl Named Rainbow, dallo speziato profumo folk. Centro, ma solo per orecchie allenate a note non banali. (Guido Festinese)


