Immaginiamo già il sopracciglio inarcato e la pre-critica innescata: “ma come, un altro disco di “jazz italiano” dedicato alle colonne sonore del cinema della Penisola?”. Spesso maneggiare profili melodici già di per sé perfetti come quelli di Nino Rota e Ennio Morricone può rivelarsi un boomerang avvelenato. Dando vita a creature sonore leziose ed inutili. Pericolo non solo scampato, qui, ma poeticamente risolto lasciando respirare la musica originale senza accanimenti improvvisativi, al contempo non dimenticando mai di intervenire qua e là per cercare angoli nascosti nelle pieghe di soundtracks anche molto noti. E poi c'è il gioco dei timbri di una squadra tutta stelle: a cominciare dalla superba interazione tra la fisarmonica di Luciano Biondini, un folletto imprevedibile e i sassofoni di Rosario Giuliani, la perentoria affidabilità del basso di Enzo Pietropaoli, l'inventiva a getto continuo di Michele Rabbia percussionista funambolo discreto ed efficace. Quindi, anche se certi temi li avete ascoltati un milione di volte, fate un milione e uno: senza ripensamenti. (Guido Festinese)


