Malamute è il nome della razza dei cani da slitta nordici: forti come leoni, placidi di carattere, collaborativi, all'occorrenza pronti a trasformarsi in aggressive macchine da guerra, se minacciati. Un nome ben scelto per la nuova creatura sonora ideata da una delle intelligenze più fresche del nuovo jazz internazionale, Jim Black. Qui il batterista e compositore, ma anche eccellente manipolatore di aggeggi elettronici e sampler ha costruito un gruppo curioso ed efficacissimo che può contare sul sassofono dell'islandese Óskar Guðjónsson, sulle tastiere avventurose di Elias Stemeseder, sul basso elettrico di Chris Tordini. La musica? Se provate a far ascoltare qualche traccia ad un appassionato di indie rock infiltrato di elettronica, lo convertirete: strani brani dall'apparenza implosa e allusiva che pulsano di rumorini spettrali o simpaticamente contagiosi, come le frasette dei robot di Guerre Stellari. Linee lunghe, sinuose e morbidissime del sax avversate da una fibrillazione ritmica ed elettronica appena sotto una spanna, ed altri piccoli miracoli sonori, a volte in odore di Tortoise. Un gran disco, insomma. (Guido Festinese)


