La filosofia della Smoke Sessions Records è ben nota: si riuniscono i musicisti in studio al Sear di New York, si aprono i microfoni, si registra. Sono dischi realizzati dunque con il “buona la prima”. Discorso ben praticabile se il jazz proposto è mainstream, ben più difficile se sei un musicista come il pianista Orrin Evans, uno dei “giovani leoni” quarantenni del jazz che fa base a New York oggi. Non è un tipo semplice, Evans: spazia da Monk a Carla Bley, è innamorato degli impasti timbrici più diversi, sa costruire ballad di struggente bellezza e comunicativa come qui Chiara, dalla penna di Curtis Clark, così come cavare dal cilindro un brano quasi dimenticato di David Bowie, Kooks, da Hunky Dory, anno di grazia 1971: lo ha affidato alla voce di M'balia, una cantante che con lui ha condiviso avventure elettriche a Philadelphia, ritrovata dopo dieci anni. Per la session ha voluto due chitarristi elettrici, Kurt Rsenwinkel e Kevin Eubanks, praticamente l'eccellenza del momento, ma anche scegliere sax e flauto di Caleb Curtis è stato un bel colpo. Si sarà capito: il disco è un caleidoscopio di colori diversi. Aperto e chiuso da due minuti manipolazioni elettroniche di suo figlio, Matthew Evans. (Guido Festinese)


