Forse il vero patto col diavolo di cui narravano leggendari bluesmen l'ha fatto ad un crocicchio milanese il grande Franco D'Andrea. Il Nostro ha ormai i capelli bianchi, la gloriosa e ruggente stagione jazz rock del Perigeo è lontana come le guerre puniche per le orecchie più giovani, eppure il pianista si permette azzardi con la musica che dovrebbero praticare i ventenni. Il penultimo sforzo fu, si ricorderà, un trio (Electric Tree) in cui l'elettronica di DJ Rocca e il sax di Andrea Ayassot interagivano con il piano di D'Andrea. Doppio cd, ispiratissimo. Adesso, a rincarare la dose, con sublime understatement il coetaneo all'anagrafe di Bob Dylan si permette un altro doppio cd per il suo Piano Trio acustico, forse la formula ritenuta più “abusata” della storia dle jazz, con i talenti stellari di Aldo Mella e Zeno Rossi, basso e batteria. Abituati come siamo a incensare (per carità, anche meritatamente) i Mehldau e i Jarrett, concedetevi il lusso di (ri)scoprire che D'Andrea è secondo a nessuno, una delle migliori tastiere del Pianeta. Con il santino cubista di Monk ad ammiccare, echi di ragtime e stride, riff e shuffle ben distribuiti, esplosioni di cluster che rammentano il glorioso Don Pullen che fu, e molto altro ancora. Scopritelo. (Guido Festinese)


