Il pianista perfetto, esattamente in equilibrio come un funambolo gentile e scaltrito su un filo che è il più sottile di sempre, e finge di non accorgersene? Forse è così. Spike Wilner, cresciuto in una famiglia rabbinica di New York di specialisti della Cabala, una nonna che è stata pittrice impressionista astratta, e svariate altre curiosità parentali, oggi potrebbe aspirare legittimamente al titolo di Giovane pianista perfetto. E' cresciuto da ragazzino suonando brani di ragtime di impressionante difficoltà, poi s'è innamorato dello stride piano, infine s'è trovato a studiare con gente diversa come Kenny Barron, Barry Harris e Brad Mehldau, ed ha preso il volo: con una diteggiatura sempre sul tempo, implacabile, evidenti echi di blues nel modo di cercare sempre le note blu, una caratura ritmica impressionate nelle mani, un gusto a trecentosessanta gradi che lo porta a spaziare da Ellington a Ornette Coleman. Sempre con una pressante carica di swing, e comunicando quella voglia di battere il piede a tempo che per molti pianisti contemporanei è mera utopia. (Guido Festinese)


