A maneggiare materiali esplosivi, in musica, ci vuole cautela: lo scarto di un millimetro può ridurti in pezzi. O renderti ridicolo al mondo, perché hai banalizzato quanto invece richiedeva attenzione speciale. Billie Holiday è nitroglicerina pura, per chi ha a che fare con il jazz e le possibili interpretazioni. Il calco mimetico è ridicolo, l'allontanamento totale può essere straniante. E allora è bene che escano dischi belli e intelligenti come questo: dove le canzoni che cantava la voce più intensa e drammatica del Novecento, nel jazz, siano accostate a lacerti di musica originale che galleggia sul nulla, affidata a due chitarre: quella elettrica del grande Maurizio Brunod, quelle acustiche di Lorenzo Cominoli. Sonia Spinello poi con un filo di voce perfetta recita episodi della vita ulcerata di Billie, grandi ferite, grandi amori, grandi delusioni, grande musica da affrontare ogni volta come se fosse l'ultima. Un progetto che starebbe bene, anche, su un palco teatrale. A meno che non ci sia già stato. Non abbiamo informazioni a proposito. (Guido Festinese)


