L'inizio, con sbuffi di elettronica povera che rimbalzano da tutte le parti, come le interferenze di una vecchia radio, potrebbe tranquillamente essere quello di un bel disco di post rock. O dell'ultima sortita solistica di Thom Yorke. Piccoli miracoli del jazz italiano di ricerca, che quando passa tra le mani e dentro i cervelli di gente giovane e motivata scatena energie assopite dal malinconico mainstream citazionistico imperante. I Foursome hanno in formazione tomba, trombone, organo hammond, batteria, e in più maneggiano bene le macchine. Una volta si unisce un contralto, quello di Cristiano Arcelli, e in un brano una voce. Disco imprendibile e magnifico, in bilico tra ricordi tutt'altro che nostalgici della Chicago di Lester Bowie e un futuro tutto da scrivere, con una tensione palpabile che tiene ancorati all'ascolto. (Guido Festinese)


