I matrimoni misti, checché ne dicano i cultori di una purezza asfittica ed inesistente, mescolano i geni e danno una bella rinfrescata ai globuli rossi. In musica, poi, il fenomeno è addirittura necessario: uno può anche starsene una vita a coltivare il proprio orticello grindcore, alt country o punk jazz, poi arriva il momento che le pile sono scariche e il serbatoio vuoto di idee. Gli Aires Tango guidati da quel talento fumigante e dolcissimo al contempo che è il sassofonista e flautisia argentino Javier Girotto non corrono questi rischi: già la nervatura avant-tango-jazz garantisce gran messe di aperture e possibilità, in più i nostri hanno l'abitudine di voltarsi a seguire i venti del cambiamento che spirano da ogni direzione. Ad esempio dal Nord America di Ralph Towner, eccellente chitarrista attivo da un mazzo di decenni soprattutto con i magnifici Oregon, altri frequentatori insigni di musiche spurie. L'unione di forze qui sortisce un disco che fa quasi gridare al miracolo: fra echi di fughe classiche, paesaggi sonori che sarebbero piaciuti a Piazzolla, profili melodici purissimi, zampate vigorose ed asciutte. Settanta minuti di musica davvero senza etichette. (Guido Festinese)


