C’era una volta il Sud Ensemble diretto da Pino Minafra: pochi dischi, ma, come dicevano un tempo, al fulmicotone. Come se l’orchestra di Duke Ellington, dopo aver preso una solenne sbronza, si fosse convertita al dionisismo, e il tutto guardando un film di Totò. Sette anni fa prende piede il progetto erede, questa pazzesca MinAfrìc Orchestra , con il gotha dei jazzisti pugliesi, e l’innesto di mostri sacri come Carlo Actis Dato, Sebi Tramontana, Beppe Caruso. In più c’è ormai la presenza assidua di Livio Minafra ad aiutare il padre on il suo piano, le composizioni e gli arrangiamenti. Se non credete che un disco di jazz possa mettervi letteralmente l’euforia addosso, tale e tanta è la palpitante teatralità di queste note frementi, procedete subito all’ascolto. Vi si spalancheranno senari giubilanti, estatici, sprazzi in cui sembra di sentire ancora il piano in tumulto di Don Pullen, le orchestre sudafricane, tangherie del malaffare, sberleffi e burle da avanspettacolo. E una carica di swing che, in Italia, non ha nessun’altra compagine allargata. E’ tutto? No. Ci sono ospiti anche quelle gran madri mediterranee delle Faraualla, con le loro voci antiche e modernissime, e il tutto deflagra. Procuratevelo. (Guido Festinese)

