Chissà per quale misterioso motivo, che poco o nulla ha che fare con la logica spietata e rigorosa dei pentagrammi, certi dischi ci rimandano immancabilmente ad altri. L'evocazione è quasi da seduta spiritica: accenni un nome, ti risponde in un angolo del cervello tutt'altro ricordo. E non parliamo qui di pop music in libera declinazione, perché lì è più facile che succeda l’apparentemente impossibile, ovvero che un brano dei Pere Ubu vi rimandi a un riff dei Kinks. Sono faccende più semplici. Tutto il preambolo per dire che l’ascolto di questo magnifico cd a firma Piero Delle monache, sassofonista non certo oggetto di sovraesposizione, in Italia, rammenta qualcosa. Nella musica che sembra alludere più che dire, nella tessitura raffinata e misteriosa di rumori e rumorini elettronici mischiati alle note acustiche, nei silenzi che spesso parlano più dei suoni. E' un fatto dunque di affinità elettive: con formazioni completamente diverse, epoche che nulla hanno a che fare luna con l’altra, un oceano di distanza, ecco la rivelazione. Aurum assomiglia ( nel mood, non nella lettera) a certi dischi visionari e inspiegabili dei Weather Report. Mysterious Traveller in primis. O a certe avventure dei tedeschi Embryo. Provare per credere. E se a voi scattano altri riferimenti, va bene lo stesso. (Guido Festinese)


