Attilio Zanchi, uno dei nomi d'oro del jazz contemporaneo in Italia, contrabbassista dalla cavata precisa, potente, duttile e sempre poeticissima non è un nome oggi celebrato come si dovrebbe. Forse il tutto rientra nell'understatement del personaggio, che pur avendo all'attivo diverse centinaia (!) di incisioni e un curriculum che affonda le radici nella parte più creativa degli anni Settanta del secolo scorso, poco o nulla ha fatto, di azioni sgomitanti, per mettersi in luce. Ben venga allora uno dei suoi rari dischi solistici come questo Ravel'z Waltz, appena pubblicato. Zanchi riunisce qui un percorso sparso, costruito con apparizioni al fianco di Paolo Fresu, Ars3, Inside Jazz Quartet, Tommaso Starace, Barbara Balzan, Max De Aloe, e via citando: un percorso a tema. Si omaggiaano i compositori (anche popolari) e i poeti che Zanchi ha amato e ama, magari partendo da un ricordo, da un'idea tematica, da un guizzo melodico. I nomi sono quelli di Ravel, Astor Piazzolla, Verdi, Hermeto Pascoal, Poulenc, Mingus, si cita lo choro, si ricordano Neruda e Ortiz. Più che un disco, un viaggio: fatto di dodici stazioni punti fermi nel continente musica. (Guido Festinese)

