Raramente in questi anni Enrico Pieranunzi ha sbagliato un colpo, sia sui palchi, sia quando si è trattato di lasciare testimonianze discografiche. E' una figura tanto schiva nella vita quanto intensa, quando si tratta di aprire lo scrigno delle emozioni sugli ottantotto tasti. A volte, però, Pieranunzi centra il capo d'opera, quei dischi che ascoltati dall'inizio alla fine hai voglia di rimettere all'infinito, a caccia del segreto di tanta grazia. E' il caso di questo Double Circle, dove il pianoforte di Pieranunzi cerca (e trova sempre) la sponda della poesia nella chitarra di Federico Casagrande. E' musica assai leggera, aerea, ma gonfia di un oceano di intuizioni melodiche dispiegate in gentilissimi arabeschi. Come nello choro brasiliano, o in certa nobile new acustic music che fu. Quando si arriva all'omaggio finale, Charlie Haden, per un compagno d’avventura di Pieranunzi di tanti lavori in comune, si resta ammutoliti e grati di tanta bellezza. (Guido Festinese)


