Il suonatore di oud (liuto arabo) Anouar Brahem è stato, nell'ultimo quindicennio, uno degli uomini d'oro che hanno fatto incontrare raffinate, coltissime note di “tradizione” dal bacino del Mediterraneo con il jazz, sul terreno comune dell'improvvisazione inchiavardata su griglie modali. Se i dischi precedenti affascinavano, ma potevano anche risultare adatti solo ad orecchie molto allenate a cogliere la bellezza tintinnante del “legno” (questo significa oud), questo doppio cd invece potrebbe risultare prezioso anche per chi poco apprezza il cosiddetto “etnojazz”. Qui, in questa palpitante opera andata in prima l'estate scorsa al Festival di Cartagine in Tunisia, Brahem ha attorno un trio eccellente con François Couturier al piano, Klaus Gesing al clarinetto basso, Biörn Meyer al basso. Il fondale d'archi è provvisto dalla strepitosa Orchestra della Svizzera italiana diretta da Pietro Mianiti. Struggente malinconia, pacata drammaticità, fondali corruschi alternati a radiose aperture le caratteristiche di Souvenance: con un richiamo diretto al ricordo delle “Primavere arabe” tradite. (Guido Festinese)


