In “Ta Det Lugnt” troviamo innanzitutto una buona scrittura in bilico tra folk e pop; poi la vediamo sprofondare sulla via in una palude variopinta di soluzioni sonore che riportano alla psichedelia dei ’70 come al progressive più nobile, spruzzando qua e là tempeste elettriche e violini fiabeschi. Dalla apparente confusione emerge un disco finalmente fresco, affatto scontato nel gestire le canzoni, con un’ombra di freddo esotismo proiettata dal cantato in svedese. Se siete stanchi, ma non troppo, di rumorosi americani e melodiosi italiani, non resterete delusi. (Marco Sideri)

