Non è ovviamente la prima volta che si ascolta un quartetto d'archi di impronta classica muoversi (diciamo) più in libertà, pensiamo solo che ai lavori del Kronos Quartet, e però la musica di questa (tutto sommato) atipica giovane formazione siciliana, interamente costituita da corde (due violini, contrabbasso e violoncello, con qualche discreta inserzione elettronica), è talmente suonata (notevoli le capacità tecniche di tutti i componenti, a partire dal primo violino Francesco Incandela), ispirata, piacevole, costruita su vivaci e impervie armonizzazioni, che non può che impressionare favorevolmente. A colpire è la pregevole compattezza dell'assieme, quel trovarsi a memoria, che a tratti, anche alla luce di un suono impeccabile, può ricordare il procedere dell'eccezionale Quartetto Italiano di Paolo Borciani (paragone, ci rendiamo conto, che rischia di essere irriverente o inappropriato). Vario e ben emulsionato il repertorio, che spazia da ariose composizioni originali ai celebrati Radiohead, dalla new wave di Gary Numan alla classicità brasiliana di Egberto Gismonti. Peccato per la brevitas a questo punto, solo trenta minuti di note nello spazio. Si resta in attesa della seconda prova. (Marco Maiocco)


