
Appaiono per la prima volta in cd le tracce pubblicate nel 1966 dall’etichetta che Charles Mingus aveva fondato per vendere i suoi dischi direttamente per corrispondenza; l’esperimento fu un mezzo fallimento tanto che se qualcuno avesse una copia di quell’album che allora si intitolava “Special music written for (and not heard at) Monterey”, oggi si ritroverebbe con qualche migliaio di euro in più. Per gli altri ecco la pubblicazione di un doppio cd, curato personalmente dalla vedova Sue Mingus, nel quale è restituita la registrazione integrale del concerto tenuto il 25 settembre all’università di Los Angeles. L’atmosfera sul palco non è distesa, tanto che il gruppo - un ensemble piuttosto singolare composto da tre trombe (Hobart Dotson, Lonnie Hillyer e Jimmy Owens, quest’ultimo anche al flicorno) Charles McPershon al sax alto, Julius Watkins al corno francese, Howard Johnson alla tuba e Dannie Richmond alla batteria - dopo l’esordio della mistica “Meditation on inner peace”, con introduzione e assolo con l’archetto di Mingus, si riduce ad un quartetto: i ripetuti e falliti tentativi di iniziare “Once upon a time, there was a holding corporation called old America” inducono l’umorale leader a cacciare i malcapitati e passare a “Ode to Bird a Dizzy”, un omaggio al bop con sax e tromba a rincorrersi su frammenti di brani di Parker, Dameron, Gillespie, Pettiford, Roach, Navarro.
L’atmosfera da workshop, caratteristica di tutte le esibizioni live di Mingus, si coglie nei momenti in cui il contrabbassista scherza con il pubblico, ironizza sull’America, ma sempre mantenendo ben salda la bacchetta del comando tra un omaggio alla tradizione di Kid Ory (“Muskrat ramble”), un brano inedito dal titolo fulminante, “Don’t be afraid, the Clown’s afraid too” e il tentativo, finalmente riuscito, di portare a termine “Once upon a time…”. Un documento ineguagliabile dell’immensa arte di Charles Mingus. (Danilo Di Termini)