Rock

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ImageLa tendenza generale degli ultimi anni, per quanto riguarda la musica cosiddetta “indipendente”, è stata quella di orientarsi verso suoni intimisti ed autunnali. Tanti musicisti provenienti dall’ambito rock hanno pubblicato lavori in cui il rumore e l’eccesso presenziavano solo come ricordo o premessa, mai come protagonisti.

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ImageLapalco è il secondo disco di Brendan ed è pieno di canzoni pop straripanti di melodia e malinconia da collegiali americani in libera uscita. Ad ogni angolo incontriamo fiumi d’organo e chitarre morbide e decise, ad ogni strofa intravediamo un mondo fatto di nottate trascorse a parlare di dischi e di sfortune in amore dimenticate con una risata. La musica è un ideale ponte che unisce gli anni ’60 a questi nostri giorni di contaminazione e ingorghi.
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ImageBasta un ascolto distratto a The Man Comes Around per rimanere abbagliati. Dalla voce profonda e vecchia come l’uomo, dalle canzoni dolenti e dalle gioiose esplosioni di melodia, dagli arrangiamenti essenziali ma efficaci come pochi.   La storia che accompagna questo disco è semplice: Cash, 71 anni e splendido superstite del country fuorilegge degli anni ‘60, è gravemente malato e si sposta raramente da casa; Rick Rubin (produttore e amico) gli propone canzoni, vecchie e nuove, da incidere.
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ImageDopo Agaetis Byrjun il suono del gruppo in ( ) è più preciso e marcato, anche se molto più sospeso e onirico, con ritmi particolarmente rarefatti e ovattati quasi per sottolineare e mettere in luce i singoli elementi sonori che si succedono in un seguendo di linee di basso e drum machine accese e lasciate andare. Mentre nella prima parte del disco appaiono più chitarre e si intravedono i raggi del sole mattutino, nella seconda parte ci si avvia velocemente lungo la strada del crepuscolo, immergendosi in un'atmosfera più melanconica e soffusa, con spiccati toni evocativi e immaginativi.
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ImageAncora una volta dal freddo Nord proviene un’invasione di suoni eterei e ipnotici. Sembra proprio che, superata una certa latitudine, per combattere il freddo ci si chiuda in una grossa scatola nera a smanettare su sintetizzatori anni ‘80 e vecchie tastiere anni ‘70. Ed è proprio così che fanno i Röyksopp, duo di funkster elettronici provenienti da Tromso, Norvegia. Vicini di casa dei Kings of Convenience, Svein Berge e Torbjorn Brundtland propongono gelide brezze elettroniche, beats funk, melodie ambient e cantati sognati. Insomma una miscela di suoni freddi e caldi che danno vita ad un disco adatto sia ad essere ascoltato a casa in compagnia di Ursula, la studentessa svedese di medicina, o in un club alla moda, dove il chill out la fa da padrone. 

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ImageCi voleva l’intervento di produttore di grande esperienza e di indiscutibile talento come T Bone Burnett per ridare smalto e consistenza alla bella voce di Natalie Merchant che appariva decisamente sottotono nelle sue prove solistiche più recenti (vedi Ophelia, tanto per non incorrere in un’eccessiva vaghezza). Ma, com’è banalmente e universalmente noto, la classe non è acqua e proprio quando gli estimatori dei 10,000 Maniacs cominciavano a dare per dispersa la duttile e fascinosa intensità vocale di Natalie, ecco l’album della rinascita. Motherland è un’interessante traversata sulle tumultuose acque del blues, del folk-rock moderno e della canzone d’autore d’oltreoceano, supportata da un folto equipaggio al cui interno non mancano nomi illustri come quello di Van Dyke Parks.

Top ten del mese

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