Rock

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ImageRacconto di una notte belga del 2000, questo doppio cd dal vivo celebra i vent’anni di attività della band berlinese in modo spettacolare. Gli Einstürzende furono, al principio degli anni ‘80, pionieri della musica industriale; rumori metallici e martelli pneumatici si sposavano a cantilene ossessive e malinconiche, creando una commistione sicuramente affascinante ma di ascolto non facile.
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ImageNuova Zelanda. Band prestigiose che dell’elettricità esagerata delle chitarre ne hanno fatto il loro imperativo primario. E i Datsuns non sono da meno. Cresciuti nell’ombra ingombrante del garage rock degli Stooges e dei quattro quarti degli AC/DC, ci sparano in faccia un treno deragliante di hard screziato da ricordi anni settanta, un po’ cugini degli Hellacopters ed un po’ figli dei Deep Purple.
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ImageVisti dal vivo i Libertines non convincono:  pezzi che sembrano tutti uguali e strumenti che viaggiano in libertà, salvo ritrovarsi miracolosamente a tempo un secondo prima della fine. In Up The Bracket, primo album di studio, le cose funzionano assai meglio. Rispetto ai fratellini del nuovo garage rock (Hives, Datsuns e anche Strokes) i quattro londinesi tanto amati dal New Musical Express sanno far riferimento alla gloriosa tradizione britannica della melodia rumorosa, dell’isteria venata di disincanto.
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ImageLa democratizzazione dei mezzi di produzione rende assai difficile seguire la produzione musicale contemporanea, specie in ambito indipendente. Rischiano così di passare inosservati gruppi come gli americani Canyon, eccellente esempio di sana gioventù sonica attuale, cresciuta ascoltando tanti dischi piuttosto che guardando tanta televisione.
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ImageUn’ostentata e indolente dissipatezza costituiva la ragion d’essere umana e artistica dei Flaming Lips anni ’90. Suoni strascicati, psichedelici per naturale attitudine eppure inaspettatamente coinvolgenti.  La svolta “romantica” avviene grazie a “The Soft Bulletin” (1999) e al-l’incontro con Dave Fridmann dei Mercury Rev, produttore anche di questo “Yoshimi Battles The Pink Robots”. Ne parliamo ora, con un po’ di ritardo, perché si tratta di un disco non facile da assimilare, come dimostra uno spettro di recensioni che vanno dal dubbioso all’esta-tico.
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ImageJoey Ramone era un quarto dei Ramones. Una delle formazioni più importanti di sempre.Il loro suono era la semplicità meravigliosa dei tre accordi del punk, la loro forza era andare oltre la musica: costruire un mondo fatto di slogan, giubbotti di pelle e nostalgia per scherzo.  Don’t Worry About Me, uscito qualche mese fa, è il disco postumo di una voce che si è spenta ma mai potrà scomparire. Il copione è il solito: melodie orecchiabili, “d’altri tempi”, filtrate attraverso la sensibilità pura di un bambino; in questa musica si ritrova il senso di gioco e stupore che spesso perdiamo alle porte della Vita.

Top ten del mese

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