Rock

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ImageAttivi da ormai quindici anni i Teenage Fanclub sono riusciti a mantenersi fedeli alle proprie origini, saldamente ancorate al suono folk-rock anni sessanta, al powerpop dei Big Star e Neil Young, allo stesso tempo prendendo il meglio dell’indie rock dell’ultimo decennio, per arrivare a un suono derivativo e allo stesso tempo unico. Ironico e oltremodo romantico, troppo poco commerciale e assolutamente fuori moda, il quartetto di Glasgow ha conosciuto parecchi cambi di formazione, conservando però intatto il nocciolo duro del trio Blake, Love, McGinley, tutti cantanti, compositori e chitarristi.
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ImageTra tutte le band scozzesi che hanno pubblicato dei dischi negli ultimi cinque anni, escludendo gli ormai affermatissimi Belle & Sebastian ed Arab Strap, i Ballboy sono sicuramente i piú interessanti. Il loro suono è infatti molto particolare e unico, ottenuto da un buon mix tra la classica semplicità di basso, chitarra e batteria e l’aggiunta di pennelate di sintetizzatori e arrangiamenti orchestrali, che contribuiscono a completare il lirismo poetico delle canzoni.
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ImageRacconto di una notte belga del 2000, questo doppio cd dal vivo celebra i vent’anni di attività della band berlinese in modo spettacolare. Gli Einstürzende furono, al principio degli anni ‘80, pionieri della musica industriale; rumori metallici e martelli pneumatici si sposavano a cantilene ossessive e malinconiche, creando una commistione sicuramente affascinante ma di ascolto non facile.
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ImageNuova Zelanda. Band prestigiose che dell’elettricità esagerata delle chitarre ne hanno fatto il loro imperativo primario. E i Datsuns non sono da meno. Cresciuti nell’ombra ingombrante del garage rock degli Stooges e dei quattro quarti degli AC/DC, ci sparano in faccia un treno deragliante di hard screziato da ricordi anni settanta, un po’ cugini degli Hellacopters ed un po’ figli dei Deep Purple.
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ImageVisti dal vivo i Libertines non convincono:  pezzi che sembrano tutti uguali e strumenti che viaggiano in libertà, salvo ritrovarsi miracolosamente a tempo un secondo prima della fine. In Up The Bracket, primo album di studio, le cose funzionano assai meglio. Rispetto ai fratellini del nuovo garage rock (Hives, Datsuns e anche Strokes) i quattro londinesi tanto amati dal New Musical Express sanno far riferimento alla gloriosa tradizione britannica della melodia rumorosa, dell’isteria venata di disincanto.
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ImageLa democratizzazione dei mezzi di produzione rende assai difficile seguire la produzione musicale contemporanea, specie in ambito indipendente. Rischiano così di passare inosservati gruppi come gli americani Canyon, eccellente esempio di sana gioventù sonica attuale, cresciuta ascoltando tanti dischi piuttosto che guardando tanta televisione.

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