Rock

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ImageNegli anni ’90 il mondo musicale statunitense ha conosciuto, parallelamente all’effimera esplosione del grunge, alla rinascita del punk-pop e all’avvento del post-rock, un recupero della propria tradizione musicale. Questo movimento, sotterraneo ma non troppo, ha pescato qua e là le ovvie ed inevitabili influenze, dal folk-rock al country più ortodosso, dal cosiddetto blue-collar rock al folk più intimista, per arrivare ad una multiforme definizione di quello che viene definito dai più Alternative Country o, con un curioso neologismo, Americana. Le caratteristiche peculiari di questa sottocultura musicale vanno ritrovate nella simpatia per le classiche tematiche individuali, ma spesso anche in una certa nostalgia per la Depressione degli anni ‘30.
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ImageSarà un caso, ma ecco che a pochi mesi dalla scomparsa di John Phillips, il “Re dei Lupi” californiano, leader dei mitici Mamas & Papas e autore di brani immortali come California Dreamin’ e San Francisco (cantata da Scott McKenzie), vengono pubblicati a breve distanza ben due cd, il datato Pay Pack & Follow e questo sorprendente Phillips 66. Dispiace dirlo, ma ben difficilmente entrambi avrebbero trovato spazio discografico se il compianto John fosse ancora tra noi. Noi nostalgici di un’epoca e di un suono, il country rock californiano anni Settanta, che pare oggi distante anni luce. Detto questo, il dischetto non è niente male.
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Image14 anni. 14 anni in continua evoluzione per una delle poche band che è diventata probabilmente il più importante punto di riferimento nella scena musicale indipendente d’oltreoceano, ma non solo. Il termine “fugaziano” è ormai entrato nel gergo comune di ogni recensore, per descrivere un sound, un marchio di fabbrica, riconoscibilissimo al primo ascolto e tanto tanto difficile da definire. I cambiamenti con il passato, però, ci sono, ancora più che nel precedente End Hits, dove per la prima volta erano venute alla luce alcune delle sfumature più quiete e tranquille dei 4 (ora 5, dopo l’inserimento di Jerry Busher alla seconda batteria).
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ImageCome sono lontani i Pulp di Different Class, quelli che nel 1995 si contendevano, insieme a Blur e Oasis il dominio delle classifiche inglesi. Era l’apice della stagione brit pop e loro, forse più di qualsiasi altro gruppo, rappresentavano la new englishness anni ’90, la nuova inglesità che reagiva alle invasione grunge americana. Oggi i Pulp hanno continuato la strada intrapresa qualche anno fa con This Is Hardcore, distanziandosi ulteriormente dalla commercialità e dall’immediatezza melodica.

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ImageGli Stereolab sono riconoscibilissimi e questo, in mezzo a mille musicisti “che somigliano a…”, è un merito indiscutibile. Peccato però che sia terribilmente difficile distinguere i loro pezzi uno dall’altro (certo, lo stesso vale per molti altri artisti importanti come, ad esempio, Van Morrison, però lui  almeno Moondance l’ha scritta). Si tratta, in buona sostanza, del classico gruppo da “un disco basta e avanza”.

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