Rock

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ImageThe Good Be Tanyas, ovvero tre giovani musiciste canadesi affascinate dalla grande tradizione del folk americano. Blue Horse, il loro album d’esordio, risale a due anni fa e ciò che allora si intravedeva appena, in termini di talento e personalità, ora emerge con chiarezza. Chinatown non è solo un insieme di pregevoli ballate acustiche di ispirazione folk come The Junkie Song o Dogsong 2. E’ un progressivo accostamento alla canzone d’autore, una prova di dimestichezza con le soluzioni vocali più raffinate e, soprattutto, un omaggio appassionato alla musica popolare d’oltre oceano.

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ImageQuest’album segna una svolta evidentissima nel suono di Songs: Ohia (Jason Molina per i suoi genitori). Dove prima la parola d’ordine era “scarna lentezza” e solo di rado un poco di luce riusciva a filtrare tra gli accordi, oggi troviamo musica piena e vitale, alla maniera del Neil Young elettrico degli anni ’70. Jason esordiva nel 1997 e subito si vedeva (a ragione) attaccare l’etichetta di seguace (se non replica) di Will Oldham.

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ImageUn’autentica, meritoria istituzione del circuito indipendente americano. Questo sono gli Yo La Tengo, attivi dal 1986 con una serie di album sempre di buon livello. “Summer Sun”, undicesimo lavoro di lunga durata del trio di Hoboken, prosegue sulla strada della  rarefazione dei suoni iniziata con il precedente “And Then Nothing Turned Itself Inside Out”.

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ImageA quanto pare acume, buon gusto, talento, cultura e intelligenza non servono  a rendere “vendibili”. Ad esempio “Fake French” degli El Guapo avrebbe tutte le carte in regole per piacere a molti: dai nostalgici della new wave cupo-trendy e del synth pop primi anni ‘80 fino a quel pubblico giovanile oggi attratto dai recuperi vintage.  Gli El Guapo trattano la materia con brillantezza ed eccellenti melodie, come dimostra, ad esempio, la travolgente “Justin Destroyer”, perfetta fusione di Wire e Giorgio Moroder.

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ImageSarà l’aria portata dal nuovo millennio, ma oramai è evidente che un certo rock’n’roll, quello malato e selvaggio dei Velvet Underground, è tornato di moda. Le scarne atmosfere elettriche e i battiti essenziali che le accompagna(va)no sono ispirazione diretta per molte nuove formazioni. Ultimi, o quasi, in ordine cronologico, i Kills; duo transatlantico (lei americana, lui inglese) che si appropria di quei suoni per declinarli ad un nuovo presente.

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ImageTorna sulle scene Bill Callahan o, semplicemente, (Smog). Supper si colloca in fondo ad una catena di album che, a partire dai primi anni’90, hanno raccontato e definito il suono di questo strano cantautore. Dagli esordi involuti e a bassa fedeltà per arrivare alla calma di queste note. Note che spaziano dalla ballata gentile all’escursione in territori elettrici, ma sempre controllati. Su tutto, la voce di Bill o meglio il suo modo di cantare, vero marchio di fabbrica da più di dieci anni.  

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