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SPARKS - Quanto durano le scintille?
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Siccome il disco funziona, nell’ottica di repetita juvat, si sforna nello stesso anno “Terminal Jive” ma qualcosa manca, forse la scelta del singolo non è azzeccata, e Terminal Jive diventa presto un niceprice (ricordate quando alle copertine tagliavano un angolo per deprezzarli? Per un certo periodo lo0 fecero anche con i cd…). Dal 1979 gli Sparks inanellano una serie di album di assoluta routine che strisciano l’allora imperante new wave, che vorrebbero risplendere die fasti del passato ma che invece contribuiscono unicamente ad appannare la loro immagine e, soprattutto , la loor capacità compositiva. Per amore di citazione e per evitare l’acquisto, si citano, nell’ordine : ”Whomp That Sucker”, “Angs In My Pants”, “In Outer Space”,”Pulling Rabbits Out Of Hats” ed “Interior Design”.

Altro giro, altro regalo, altra stiratura di capelli e baffetti ulteriormente assottigliati, in piena epoca psot anni 80, nel trionfo delle coppie tecnopop, gli Sparks ritornano alla grande con “Gratuitous Sax and Senseless Violins”, un titolo che è tutto un programma per un album di perfetto sinth pop perfettamente interpretato, correlato di un par de video citazionismi del bel cinema di una volta e, per l’ennesima volta, con i testi migliori che si possano chiedere, tra Groucho Marx ed il Futurismo Marinettiano (Boom!).

Tempo di raccolto e quindi gli Sparks uniscono in un album autotributo personaggi del calibro degli allora noti Faith No More insieme a Jim Sommerville per reinterpretare nella loro attuale configurazione i grandi classici del loro passato prossimo e remoto : un modo originale di essere anto/logici.

ImageSiccome, come si sarà capito, una ciambella la fanno con il buco e l’altra no, segue il mediocre “Balls”, qualcuno che lo ha sentito , tipo il sottoscritto, ha aggiunto il suffisso Due : difficile da digerire, non si capisce bene a chi è indirizzato , scritto con i piedi e dire poco. Quello che consola è che, come al solito, segue un bel silenzio che si interrompe con l’uscita del celebrato “Lil’ Beethoven”, album che vira dal pop alla musica colta, in cui tutto è affidato alla costruzione a cappella di alcuni canzoni ed alla struttura compositiva che, questa volta, non nasconde solide basi classiche. A questo punto ci si aspetta il classico “Non m’ama” che segue il “M’ama”degli album riusciti bene e invece, udite udite, ad oggi gli Sparks ci lasciano nelle orecchie l’interessante “Hello Young Lovers” che per molti aspetti riassume tutto il loro scibile e che risulta attuale e classico al tempo stesso, insomma , per molti, un capolavoro.

Fin qui è tutto, non ho citato i numerosi flirt con gruppi francesi e giapponesi (nelle rispettive patrie gli Sparks sono delle divinità ) e le cover celebri, tipo quella di Siouxie di qualche tempo fa. Quanto durano in genere le scintille? (Marcello Valeri)

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