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NELLA TERRA DI TRISTANO
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Nei primi dieci anni di storia dei Lyonesse, i musicisti avevano una casa a disposizione e si suonava assieme giorno e notte, c’era tempo per  elaborare un repertorio, migliorarlo, mettere a punto nuovi brani. Da questa esperienza, da questo grande serbatoio, il gruppo aveva continuato ad attingere anche quando, negli anni di maggior successo, continuava a fare concerti senza sosta, senza avere più il tempo di studiare qualcosa di nuovo. Era un atteggiamento molto naïf quello degli anni settanta, la gente aveva voglia di suonare e stare assieme, non c’era spazio o tempo per gli arrangiamenti che, in fondo, interessavano poco. Anche i festival in Francia erano un modo per stare assieme, non si pensava solo al concerto, ma c’erano anche gli ateliers, dove si imparava e si studiava, essi non erano dunque occasioni pensate esclusivamente per suonare e ripartire subito dopo. In Inghilterra è ancora viva questa positiva abitudine. Il festival era all’epoca anche l’occasione perché i musicisti si ritrovassero tutti per fare un bilancio delle esperienze, anche a St-Chartier era così: c’era comunque una certa consapevolezza di questa naïveté musicale, ci si rendeva conto di quanto stava nascendo. Il festival era una festa, non un concerto, serviva a riunire i musicisti, per ritrovarsi e parlare della loro attività. Mireille ricorda un concerto del 1975 a Casale Monferrato (in tre: Mireille, Lili e Pietro) durante il quale la gente ballava sui tavoli di un ‘osteria al suono semplice di una voce, di un violino e di una fisarmonica. Ma negli anni ottanta il tempo sembrava trascorrere incessante, si suonava, si viaggiava: a un radicamento nella cultura e nelle tradizioni, faceva da contrappeso lo sradicamento di un’esistenza girovaga. A questo disagio andava ad aggiungersi un altro problema importante da risolvere: i Lyonesse erano anche una famiglia! Robin, il figlio di Mireille e Pietro, aveva vissuto i primi sette anni della sua vita sui palcoscenici e nelle piazze: in occasione del concerto a Santo Lucio di Coumboscuro nel 1979, il ricordo va a un bimbo che si rotolava nella terra, nella suggestione dell’ambiente intorno al falò notturno che celebra il tradizionale appuntamento del Festenal. Ma c’è anche un aneddoto relativo a un concerto svoltosi a Modena, in Piazza del Duomo. A un certo punto, durante il concerto, arrivò un carabiniere con Robin in braccio. Cosa era successo? Il bambino, che aveva solo tre anni,  avrebbe dovuto dormire tranquillo a casa degli organizzatori del concerto che, a loro volta, avevano un figlio piccolo. Nella notte tuttavia Robin si svegliò perché aveva sete e, aveva fatto la cosa più semplice che si potesse fare: uscire dalla porta di casa ed entrare in un bar per ordinare un coca-cola! Il barista, senza scomporsi, gli chiese: “Ma tu chi sei?”. “Io sono Robin Bianchi” rispose il piccolo”, “Ah sì, e dove sono i tuoi genitori?”, “Sono in piazza a suonare!”. Arrivò dunque il carabiniere che, da simpatico modenese, lo riportò a Pietro e Mireille che assistettero allibiti alla scena. Non era sempre facile accudire il bambino tra i tanti impegni che il gruppo aveva in questo periodo: alcune trasferte erano lunghissime, come quella da Villa Panfili a Roma, fino a Ginevra per un concerto il giorno successivo senza dormire perché gli organizzatori non avevano previsto l’alloggio. Una delle decisioni che venne presa fu quella di ridurre l’effettivo della band, un quartetto era senza dubbio una formazione più agile. L’anno in cui Mireille e Pietro avevano vissuto a Roma era stato importante perché aveva aperto le porte del meridione al gruppo ma alcuni musicisti risiedevano a Parigi e le trasferte erano non poco disagevoli. A complicare le cose arrivava ora l’età in cui Robin doveva iniziare gli studi e, insieme ad essa, nasceva l’esigenza di avere una residenza più stabile: fu così che la famiglia si trasferì a Bellinzona. A questo punto della storia, dei Lyonesse rimaneva però solo il nome.



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