
“Non siamo un gruppo che possa suonare alle feste”. Così dichiara perentorio David Eugene Edwards a proposito dei suoi 16 Horsepower in un frammento d’intervista riportato su “Olden”. L’album riporta brani risalenti al 1993 e 1994 (dodici da sessions di studio, sei dal vivo), destinati ad apparire quasi tutti, in versione definitiva, nei primi lavori del trio di Denver. Il mondo cupo, crudele, psichicamente deforme, ossessionato dalla religione e dalla “church music” di Edwards è qui già perfettamente definito e formato (quasi a livello inconscio verrebbe da dire), così come già nitide sono le esecuzioni di futuri classici quali “American Wheeze” (in due versioni), “Low Estate” e “Scrawled In Sap”. Un disco emozionante o terrificante, a secondo dello stato d’animo con cui lo si affronta.
(Antonio Vivaldi)