
La (falsa?) timida Laura è approdata lo scorso anno a una grande etichetta con un album non facile eppure molto apprezzato, “Carbon Glacier”. “Year of Meteors” dimostra che la ragazza del Colorado (ora residente a Seattle) non riposa sugli allori e prova a liberarsi dal cliché di cantautrice intensa e complicata a metà fra le introversioni spartane di Nina Nastasia e e le ansie chic di Suzanne Vega. I primi due pezzi fanno ben sperare: “Fire Snakes” è sinuosa e avvolgente come il titolo suggerisce, “Galaxies” è pop intenso e comunicativo degno del migliore Ben Folds. Peccato che già a partire da “Secret Someones” si scivoli su costruzioni melodiche più ovvie e radiofoniche (‘estive’ nelle intenzioni dell’autrice) e solo verso il finale (“Black Gold Blues”) ritorni la bella oscurità che tanto aveva giovato al lavoro precedente.
(Antonio Vivaldi)