Sulle prime il disco degli Athlete suona un po’ indefinito: melodie tipicamente pop inglesi che si sposano ad effetti ed arrangiamenti moderatamente stravaganti (spruzzi d’elettronica, acusticherie sbilenche, improvvisi scatti d’elettricità), senza portare, all’apparenza, da nessuna parte.
Mano a mano che gli ascolti crescono, l’iniziale e sfocata impressione d’indefinito sparisce; per lasciare il posto ad un aggiornamento sottile e modernista di quello che fu il pop degli anni ‘60 (i Kinks, per fare un nome). Un’affascinante atmosfera agrodolce permea le canzoni che, sorpresa, nascondono melodie ben scritte e, cosa assai difficile in dischi del genere, originali. Di colpo, quello che ad un primo impatto sembrava solamente “il solito” diviene “il nuovo”, un altro bel disco con cui farsi compagnia. (Marco Sideri)

