Sono certamente mediterranee le isole che Piers Faccini ha sognato, perché in questo disco si percepisce chiara l’influenza del ‘Mare Nostrum’; le canzoni nascono dal viaggio e dalla collaborazione con molti musicisti dell’ area; i due principali collaboratori sono il violista e violinista tunisino Jasser Haj Youssef e il fedele percussionista italiano Simone Prattico, che suonano i quasi tutti i brani , ma appaiono anche nomi celebri, in un brano a testa, come il fenomenale multistrumentista franco-iraniano Bijan Chemirami e il bassista Pat Donaldson, vero e proprio ‘prezzemolo’ delle sale di registrazione con una lunga carriera che va da Sandy Denny a Richard Thompson, passando per John Hiatt e i Green On Red... Il senso di prossimità delle canzoni aumenta per la contaminazione con i dialetti della nostra penisola, già evidente nel precedente disco di Faccini (con Vincent Segal) Songs Of Time Lost, che continua qui con inserti di salentino nel brano Bring Down The Wall e con le strofe in siciliano (scritte da Fabrizio Cammarata) di Anima. Ennesimo buon disco per un personaggio poliedrico (è anche pittore di un certo pregio) che meriterebbe, forse, una maggiore visibilità. (Fausto Meirana)


