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Rock Recensioni OLIVIA CHANEY - The Longest River
 

OLIVIA CHANEY - The Longest River Hot

chaneyDopo il primo sorprendente disco solista della vocalist afroamericana Rhiannon Giddens, la tedesca Nonesuch pubblica l'esordio discografico di un'altra straordinaria vocalist, alla Giddens quasi speculare, con già all'attivo collaborazioni importanti con Kronos Quartet, Natalie Merchant, Alasdair Roberts, Sam Amidon (e non solo). Stiamo parlando del primo album in studio di Olivia Chaney, cantante residente a Londra, classe 1982, dalla voce incantevole, sospesa tra il tipico tono fatato di una folk singer britannica e un più impostato timbro soprano (ma sempre "elfico") di matrice accademica. Una songwriter e polistrumentista (chitarre, pianoforte, vasto assortimento di tastiere, glassarmonica) di notevolissimo talento, ma soprattutto un'interprete a tutto tondo, votata al trasporto drammatico, capace di smuovere il cuore, lasciare sospesi, attoniti, meravigliati. In lei una colta formazione accademica, conseguita presso la Royal Academy of Music e impastata di musica antica, medievale, barocca (stupenda qui la realizzazione della purcelliana "There's Not A Swain", che a un certo punto sembra quasi diventare un fado dei primi Madredeus), convive armoniosamente con il suono (sapientemente dosato) e la composizione folk, imparata e studiata sui dischi del padre, appassionato di Fairport Convention, Bert Jansch, Bob Dylan, e una più ampia apertura e sensibilità verso le musiche popolari del mondo (la sua versione de "La Jardinera" della grande Violeta Parra è semplicemente meravigliosa per leggerezza). E così una composizione originale come "Swimming in the Longest River", che cita apertamente la Carmen di Bizet, può accompagnarsi in modo del tutto naturale con (per esempio) il folk d'avanguardia e ricerca dello scozzese Alasdair Roberts, qui richiamato in "Waxwing", o a un certo modo di toccare le corde della chitarra che (con ogni probabilità) non sarebbe dispiaciuto a John Renbourn (si ascolti l'apertura d'album "False Bride"). Registrato presso i leggendari RAK Studios di Londra con la produzione di Leo Abrahams (chitarrista, compositore, collaboratore di Brian Eno), e l'ingegno sonoro di Jerry Boys (già al lavoro con Buena Vista Social Club e Sandy Denny, la cui voce aleggia fantasmaticamente un po' dappertutto), questo raffinato "The Longest River", illuminata rassegna di brani originali e cover, frutto di un percorso articolato e di meditazioni ponderate, si sofferma con poetica eleganza a raccontare d'amori perduti e di un destino spesso avverso e crudele. Accompagnano la Chaney, oltre ad una serie di ospiti, alcuni suoi storici collaboratori dall'impostazione (per così dire) classica (almeno i primi due) come Oliver Coates al violoncello, Jordan Hunt al violino e (in un solo brano) Leo Taylor alla batteria. Da non perdere. (Marco Maiocco)

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