Il quarto album per Bassekou Kouyaté e Ngoni Ba sembra segnare una vera e propria svolta: rispetto al precedente, raffinato, più riflessivo (si fa per dire) e acustico "Jama Ko", il volume elettrico si è notevolmente alzato, gli intricati e ribollenti riff ad opera dei quattro ngoni (il piccolo agile liuto della tradizione griot maliana, dal suono limpido e scoppiettante, qui in versione acustica ed elettrificata, e del quale Kouyaté è un assoluto virtuoso) sono diventati ancor più travolgenti, esuberanti, infuocati, gli stratificati ritmi ancora più intrecciati e incalzanti. Si può a questo punto parlare di afro rock o rock maliano in ossequio al significato che la parola "ba" ha in lingua bambara: forte, impattante, ma al contempo anche gruppo. Il messaggio di una cultura africana, maliana, bambara in continuo movimento, a partire da radici ancestrali, doveva essere il più incisivo possibile e in grado di raggiungere un più ampio numero di persone: ecco il motivo di tanto poderoso e al contempo sempre calibrato sound. Distorsioni degne del miglior Jimi Hendrix ed effetti wah wah, incessanti ritmi propulsivi, senza per questo mai perdere il nitore di suggestive, vorticose e circolari linee melodiche, sono quindi diventati l'ossatura di questo nuovo articolato impianto sonoro, spesso guidato dalla luminosa ed esperta voce di Amy Sacko, la moglie di Bassekou Kouyaté. Black power, si diceva una volta. (Marco Maiocco)


