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Rock Recensioni WILLIAM ELLIOTT WHITMORE - Radium Death
 

WILLIAM ELLIOTT WHITMORE - Radium Death WILLIAM ELLIOTT WHITMORE - Radium Death Hot

whitmoreCresciuto in una fattoria dell'Iowa, William Elliott Whitmore prima d'essere un musicista, interprete di una sorta di energico e sincero folk rock dalle insurgenti striature punk (anche se la sua voce può ogni tanto ricordare la soulfullness di un Ben Harper o il ruggito di un Howlin' Wolf), è un farmer, un lavoratore della terra, un allevatore. Questo suo ultimo "Radium Death" segue a quattro anni di distanza (quattro anni di lavoro nei campi e di strimpellate al banjo sul far della sera) il precedente, indicativo e certo più spartano "Field Songs". Un disco, nel quale, a detta dello stesso Whitmore, sono intervenuti alcuni cambiamenti rispetto al passato, come un maggiore utilizzo dell'elettricità, affidata a chitarre distorte vagamente rockabilly (si ascolti l'iniziale e avvincente "Healing To Do", la scarna "A Thousand Deaths", o il passo trottante di "South Lee County Brew"), e l'aggiunta di un po' di strumentazione, come quella che userebbe una rock band più organizzata (si sentano le movimentate "Trouble In Your Heart", "Don't Strike Me Down", e la conclusiva "Ain't Gone Yet"), ma senza (ovviamente) rinunciare a momenti di acustica semplicità (il solo banjo in "Civilizations" e "Have Mercy"). Una registrazione divertente, sparagnina, capace anche d'essere raccolta e riflessiva, come per esempio in "Go On Home" o nella più country "Can't Go Back", dotata di un'apprezzabile coesione sonora, rivolta ai temi del rispetto, della sostenibilità e della sopravvivenza. Senza pretese, ma da non sottovalutare. (Marco Maiocco)

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